Alimentazione industriale, obesità e malattie correlate

Informarsi è importante perché ci può togliere dai guai.

Quanto segue è la sintesi di argomenti trattati da due illustri medici : i dottori Richard Béliveau e David Servan-Schreiber.

Nei paesi industrializzati, soprattutto occidentali cioè nei paesi ricchi, a partire dal secondo dopoguerra è iniziata una contemporanea epidemia di obesità e cancro, così affermano le statistiche dei medici epidemiologi. Tecnicamente si parla di “epidemia” quando il numero dei casi di una malattia registra un rapido aumento. Si tratta di due fenomeni diversi ma che per la loro contemporanea insorgenza vanno esaminati insieme.

Questa tendenza si è particolarmente acuita a partire dal 1975 e riguarda molti giovani (bambini e adolescenti), nel passato raramente colpiti da tumore (dichiarazione dell’OMS sulla rivista “The Lancet” nel 2004).

Giusto per avere un’idea, in Europa e negli USA negli ultimi 20 anni l’incidenza di tumori alla prostata è aumentata rispettivamente del 200 % e del 258 % (quelli al seno hanno cifre molto simili) (“British Journal of Cancer” 1999).

Questi sono dati di fatto.

Cos’è cambiato nei nostri Paesi dopo la guerra ?

Tutto lascia supporre che nello sviluppo dei tumori entrino in gioco 3 cambiamenti sociali :

1) l’aumento considerevole del consumo di zucchero raffinato e farine bianche

2) il cambiamento della natura dei grassi che consumiamo e la trasformazione dell’allevamento    

3) l’esposizione a numerosi agenti chimici che non esistevano prima del 1940 e la trasformazione dell’agricoltura

  1. Aumento del consumo di zuccheri raffinati e farine bianche (ad alto Indice Glicemico)

La fisiologia umana è sostanzialmente rimasta identica a quando l’uomo nel Paleolitico viveva di caccia e raccolta. A quei tempi il consumo di miele era di 2 Kg pro capite all’anno, mentre alla fine del ’900 il consumo di zucchero raffinato è letteralmente esploso arrivando a 70 Kg. 

I nostri geni non sono adatti a questo cambiamento repentino.

Lo zucchero comune e le farine bianche hanno un alto Idice Glicemico (IG), che significa che fanno salire molto il tasso di glucosio nel sangue ed è stato scoperto da un biologo tedesco premio Nobel per la medicina che il metabolismo dei tumori maligni dipende in gran parte dal loro consumo di glucosio. Ciò equivale a dire che il tumore si nutre di zucchero. 

Vediamo come : quando sale molto il tasso di glucosio nel sangue (alto picco glicemico), il pancreas libera un’abbondante dose di insulina per permettere al glucosio di passare dal sangue alle cellule di tutto il corpo. Alla secrezione di insulina si accompagna il rilascio di un’altra molecola detta IGF-I (Insuline-like Growth Factor – I) che stimola la crescita cellulare. Alti picchi di Insulina e IGF-I aumentano anche l’infiammazione. L’infiammazione e la stimolazione di crescita dei tessuti fanno proliferare i tumori (seno, prostata, ovaio, colon, pancreas).

Per questi motivi può dirsi che lo zucchero comune è tossico (suo alto Indice Glicemico e conseguenze descritte), come lo è un nuovo zucchero chiamato sciroppo di glucosio- fruttosio estratto dal mais, onnipresente in grandi quantità negli alimenti di origine industriale a partire dalla seconda metà del ‘900 (dalle bibite, al ketchup, ai prodotti da forno, ecc.). 

Anche l’aumento dell’obesità è correlato all’abbondante consumo di questi zuccheri.

Alti livelli di insulina e di IGF-I possono trovarsi anche nei campioni ematici delle persone magre (che hanno un metabolismo veloce che non le fa ingrassare, pur tuttavia non risparmiandole da queste malattie) : magrezza e salute non necessariamente vanno di pari passo.

Da qui l’importanza comunque di un’alimentazione a moderato Indice Glicemico.

2) Il cambiamento della natura dei grassi che consumiamo e la trasformazione dell’allevamento    

A partire dagli anni Cinquanta la domanda di prodotti lattiero-caseari e di carne bovina è talmente aumentata da portare allo stravolgere del sistema di allevamento, passando da un allevamento “all’antica” dove gli animali vivevano al pascolo e si nutrivano di erba ricca di acidi grassi Omega 3,  agli allevamenti intensivi dove gli animali mangiano soia, mais, frumento ricchi di acidi grassi Omega 6 e praticamente privi di Omega 3.

Gli acidi grassi Omega 3 e 6 sono detti acidi grassi essenziali in quanto non possono essere prodotti dall’organismo umano, devono quindi essere introdotti con l’alimentazione, che dipende da quello che hanno mangiato mucche e galline dalle quali deriva il nostro cibo. 

Se gli animali mangiano erba, il contenuto dei loro prodotti prevede il giusto bilanciamento di Omega 3 e Omega 6 che è di 1:1.

Se invece mangiano mais e soia, carne, latte e uova presentano uno sbilanciamento di Omega 3 e Omega 6 che è di 1:15 o 1:40, che è lo squilibrio attualmente presente nel nostro organismo. 

Omega 3 e 6 hanno effetti molto diversi nella nostra biologia. 

Gli Omega 3 sono antinfiammatori, limitano la formazione di cellule adipose, controllano la crescita cellulare, fluidificano il sangue, rendono le cellule più elastiche, partecipano alla costituzione del sistema nervoso. 

Gli omega 6 invece predispongono a reazioni infiammatorie, alla coagulazione del sangue, alla rigidità delle cellule, alla fabbricazione di cellule adipose e all’accumulo di grassi. 

A ciò si aggiunge che negli allevamenti del bestiame non europei si somministrano spesso trattamenti a base di ormoni (estradiolo, zeranolo) che servono ad accelerare l’aumento di peso corporeo, restando accumulati nei tessuti grassi e nel latte. Negli Stati Uniti è permesso un ormone di sintesi, il BST,  che aumenta la produzione di latte (non biologico) nelle mucche e che aumenta i loro livelli di IGF-I il quale passa nel loro latte, con gli effetti già descritti. 

Per questi motivi, uno squilibrio a favore degli omega 6 favorisce obesità, malattie cardiovascolari e tumori.

Negli ultimi 50 anni è quindi avvenuto un cambiamento notevole della natura dei grassi che consumiamo che sono troppi Omega 6 in relazione agli Omega 3 che sono pochi. 

Inoltre a partire dagli anni ’60 nell’alimentazione sono comparsi la margarina vegetale industriale e i grassi idrogenati : si tratta di Omega 6 (di solito olio di palma e colza) modificati per consentirne la solidificazione, questa modifica li rende meno digeribili e ancora più infiammatori degli Omega 6. Sono detti anche acidi grassi Trans. 

Si trovano in tutti gli alimenti industriali, il loro uso serve a non far irrancidire prodotti che devono restare mesi sugli scaffali : biscotti, brioches, pasticcini, torte confezionate, crackers, patatine.

Tra questi oli lavorati e tumori è stato dimostrato un legame diretto. Se poi si aggiunge che negli alimenti industriali sono presenti anche emulsionanti, correttori di acidità, conservanti, stabilizzanti, addensanti, coloranti, la situazione diventa ancora più fosca.

3) L’esposizione a numerosi agenti chimici che non esistevano prima del 1940, la trasformazione dell’agricoltura

Fino a questo momento abbiamo analizzato i due fondamentali cambiamenti nella nostra attuale dieta occidentale : l’aumento dei livelli insulinici e il folle eccesso di Omega 6, che vanno considerate tossine di origine ambientale contenute nell’alimentazione moderna che hanno un ruolo importante nello sviluppo di neoplasie e obesità. 

Dobbiamo anzitutto imparare a detossificare ciò che mangiamo.

Il terzo cambiamento sociale avvenuto dopo il 1940 è stato la produzione di sostanze chimiche di sintesi, la cui produzione annua è passata da 1 milione di tonnellate a 200 milioni di oggi. Questo cambiamento ha un ruolo nella formazione di neoplasie.

Le sostanze chimiche nell’ambiente, tra cui gli inquinanti organici persistenti (POP) , tendono a fissarsi nel grasso degli animali, più si sale nella catena alimentare, più i quantitativi degli inquinanti crescono : al vertice c’è anche l’essere umano. Si sa per certo che la carne, i latticini, i pesci più grandi forniscono all’uomo oltre il 90 % degli agenti cancerogeni noti, quali la diossina, i PCB o alcuni pesticidi persistenti nell’ambiente. Il latte biologico risulta meno contaminato rispetto a quello normale.

Anche le plastiche in cui è avvolta la carne contengono xenoestrogeni cancerogeni. 

Pericoloso è anche il PVC, un materiale plastico presente ovunque (all’interno delle lattine delle bibite, all’interno di confezioni di alimenti, nelle vaschette per il microonde, nelle scatolette di tonno di fagiolini, ecc.) se riscaldato o se soltanto messo a contatto con liquidi o cibi caldi, rilascia difenolo-A o BPA che è cancerogeno. Le scatolette vengono riscaldate ad alte temperature durante il processo di sterilizzazione il che provoca dispersione di BPA nel cibo. La plastica più morbida impiegata per quasi tutte le acque minerali è solitamente il PET che non contiene difenolo-A ,verificate la presenza della cifra “1” sul fondo della bottiglia, significa che essa è in PET, ma rilascia comunque xenoestrogeni a contatto (recenti congressi di Ginecologia lo riconoscono).

Fra i tumori che hanno registrato l’aumento più marcato nell’ultimo cinquantennio spiccano quelli a carico dei tessuti che contengono o che sono attorniati da adipe : seno, ovaie, prostata, colon, sistema linfatico.

Gli agenti chimici si sono fatti strada nella nostra dieta non soltanto grazie ai pesticidi e contenitori, ma anche direttamente tramite additivi comunemente presenti negli alimenti industriali : è il caso dei fosfati (trattengono l’acqua migliorando la consistenza dei prodotti) che hanno l’effetto di favorire la progressione del tumore al polmone nelle cavie. Sono presenti in carni e insaccati (attraverso i conservanti), formaggini molli, pasticceria industriale, in tutte le bibite gassate e zuccherate, succhi di frutta, gelati industriali, cibi pronti (pizze e bastoncini di pesce soprattutto). Compaiono in etichetta con i nomi : fosfato di calcio, fosfato bisodico, acido fosforico, trifosfato di sodio, fosfato tricalcico.

Anche alcuni cosmetici presentano sostanze di sintesi cancerogene : estrogeni o ormoni placentari, parabeni, ftalati ( DBP o dibutilftalato e DEHP o dietilesilftalato) . Si trovano nelle lacche, shampoo, tinture per capelli, lozioni, schiume, gel, creme, smalti per unghie, creme solari, deodoranti, tutti i profumi. Evitare anche deodoranti contenenti alluminio. 

Evitare il percloretilene e tetracloroetilene nel lavaggio a secco. 

Evitare detersivi contenenti alchifenoli (nonoxinolo, octoxinolo, nonilfenolo, octilfenolo, ecc.), preferendo i detersivi ecologici, l’aceto e il vapore.

Anche l’esposizione a campi elettromagnetici dei telefoni cellulari e dei cordless è sospettata di essere cancerogena.